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Canicattini Bagni, La Giunta approva una mozione per sollecitare la liberazione dei Marò in India

La Giunta comunale di Canicattini Bagni, presieduta dal sindaco Paolo Amenta, lo scorso martedì 25 Febbraio ha approvato, con Delibera n. 28 scritta in italiano e inglese, l’Appello-Mozione dei Comuni a favore della liberazione dei due fucilieri di Marina, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, detenuti illegalmente da due anni in India.

In particolare, la Giunta di Canicattini Bagni, nel riaffermare le violazione delle norme di Diritto Internazionale da parte dell’India, in merito alla privazione della libertà personale dei due militari italiani del Battaglione San Marco, nello stesso tempo, sollecita l’interessamento del Governo italiano, dei Ministeri degli Esteri dei Paesi membri UE, della Commissione Europea, del Parlamento Europeo, del Dipartimento di Stato USA e delle Nazioni Unite, per il ripristino del diritto internazionale e la realizzazione di un “Arbitrato Internazionale”, ai sensi della Convenzione ONU sul Diritto del Mare, per la soluzione della controversia nella quale sono coinvolti i nostri fucilieri, la loro immediata liberazione e ritorno in Italia.

«Non potevano non accogliere questo appello – ha affermato il sindaco Amenta – per chiedere una immediata soluzione ed un ritorno a casa dei due militari italiani, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, da due anni illegalmente detenuti in India, per aver svolto l’incarico loro affidato dallo Stato di servizio anti-pirateria a bordo della petroliera “Enrica Lexie”. Questo non significa che non siamo addolorati per la morte dei due pescatori indiani, Valentine Jalstine e Ajesh Binki, colpiti mortalmente il 15 febbraio del 2012 mentre si trovavano a bordo della loro barca al largo delle coste del Kerala, nel corso di quello che è apparso, proprio per lo svolgersi dell’azione, nonostante i ripetuti avvertimenti da parte del personale a bordo della petroliera, un tentativo di abbordaggio di pirati, come già avvenuto nello stesso specchio di mare in altre occasioni.

Per cui tutta questa vicenda ha bisogno di quella chiarezza che solo un “Arbitrato Internazionale” potrà dare. Non va dimenticata, infatti, la strategia usata dalle autorità indiane – ha concluso il sindaco Amenta – per fare entrare in porto la petroliera italiana con la scusa di riconoscere sospettati di pirateria, ma in effetti solo per catturare i due militari italiani, nonostante, da quanto indicato nel rapporto stilato dal personale militare, emergesse chiaramente che sono state poste in essere e seguite correttamente tutte le procedure di ingaggio anti-pirateria».

Da quel momento l’attività diplomatica italiana si è fatta intensissima, addirittura con consultazioni nelle Cancellerie delle principali Capitali e anche presso il Segretariato Generale delle Nazioni Unite, al punto che il Segretario Generale ONU esprimeva la propria posizione sul dossier, raccomandando che lo stesso trovasse risoluzione «in attuazione del Diritto Internazionale».

La Corte Suprema di New Delhi continua ad oggi ad ignorare le richieste italiane (immediata formulazione dei capi di accusa e, nell’attesa, temporaneo rilascio dei nostri due fucilieri di Marina, etc) e rinviare la data di definizione della vertenza assumendo, quello che da più parti è stato ritenuto un atteggiamento tracotante ed inaccettabile.

Il 28 gennaio scorso anche il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha espresso preoccupazioni sull’atteggiamento delle autorità giudiziarie indiane e dichiarato, in riferimento alla vicenda dei due marò, che «l’Unione europea è contraria alla pena di morte in qualunque situazione».

Il presidente Barroso ha inoltre recentemente affermato che «qualunque decisione» sul caso dei due fucilieri di Marina «può avere un impatto sulle relazioni complessive fra l’Unione Europea e l’India e deve essere valutata con attenzione» nonché che «la soluzione deve essere in attuazione del Diritto Internazionale e della Convenzione ONU del Diritto del Mare», escludendo quindi di fatto la giurisdizione indiana.


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