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Ferla in zona arancione ma Giansiracusa non ci sta: “provvedimento inspiegabile”

Il primo cittadino si è lasciato andare a un lungo commento sui social in cui non comprende le motivazioni del provvedimento, presumendo che le maggiori restrizioni siano esclusivamente dovute al basso tasso di vaccinati

Da domani Ferla sarà in zona arancione fino al 14 settembre (incluso). È quanto previsto dall’ordinanza firmata ieri sera dal presidente della regione Siciliana, Nello Musumeci, che impone misure più restrittive per 8 comuni della provincia di Siracusa, incluso il piccolo comune montano. Una decisione – quella della Regione – che il primo cittadino di Ferla, Michelangelo Giansiracusa, accetta a malincuore e con un pizzico di rabbia.

In primo luogo Giansiracusa contesta di aver appreso la decisione della “zona arancione” dai giornali e non, come avvenuto in occasioni precedenti, da comunicazioni preventive. “Nessuno degli otto sindaci della provincia – scrive il sindaco di Ferla in un lungo post sui social – destinatari di questo provvedimento, era stato preventivamente avvertito. Ho scritto al presidente Musumeci e al funzionario che collabora nella redazione delle ordinanze e che, nel recente passato, aveva egregiamente svolto il ruolo di cinghia di trasmissione delle comunicazioni tra noi sindaci e il governo regionale. Ho ricevuto una telefonata da parte di quel funzionario che si scusava per l’accaduto“.

Ma l’amarezza per Giansiracusa resta, così come forse è tanta la sorpresa per aver visto la propria cittadina inserita tra i comuni in zona arancione. E il motivo è presto spiegato dal primo cittadino che oggi chiederà una relazione trasmessa dall’Asp di Siracusa dalla quale sarebbe nato il provvedimento. “Nell’ultima settimana – spiega Giansiracusa – Ferla ha avuto un incremento di soli 4 nuovi positivi, tutti riconducibili a vecchi nuclei di contagio. Nessuno degli attuali 21 positivi è ospedalizzato. Dalla lettura di questi dati non mi spiego il motivo per cui il nostro comune sia stato oggetto di tale misura restrittiva. Non conoscendo tutti gli elementi e non avendo comunicazione preventiva di quello che è accaduto – ancora il sindaco -, posso desumere che la zona arancione, decretata in questo modo assai discutibile, sia stata decisa nel nostro caso per la bassa percentuale di vaccinazione“.

E per questo motivo Giansiracusa parla di una “doppia delusione” riferendosi in primis alle istituzioni regionali e sanitarie “che non hanno sentito l’esigenza di condividere con i sindaci dei comuni quello che stava accadendo” e in secondo luogo nei confronti di “tutti quei cittadini che si stanno ostinando a non vaccinarsi”.

Nel piccolo comune montano il tasso di vaccinazione degli aventi diritto – stando ai dati di un paio di giorni fa – è al 57,64% con la prima dose e del 51,09% con entrambe le dosi.

 


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