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Oggi la mobilitazione a Canicattini contro il mega impianto fotovoltaico: “si realizzino in aree industriali dismesse o cave artificiali”

Impianto da realizzare su un terreno agricolo di oltre 100 ettari, comprendente in parte anche i territori dei Comuni di Siracusa e Noto, e un cavidotto di ben 10 km che di fatto cintura Canicattini Bagni

Si è tenuta questa mattina a Bosco di Sopra a Canicattini la mobilitazione contro il mega impianto fotovoltaico in Sicilia, in difesa del paesaggio, dell’agricoltura, del patrimonio materiale e immateriale, della biodiversità e per la difesa dei beni comuni. Oltre a rappresentanti dei Comuni di Canicattini Bagni, Siracusa e Noto, c’erano anche amministratori e politici e altre realtà associative, da Articolo 9 a Oltre, da Ente Fauna Siciliana a Le aquile di Prometeo ed Ecomuseo degli Iblei.

La protesta dopo il parere favorevole della Regione alla realizzazione dell’impianto fotovoltaico a terra della società Lindo s.r.l. di Roma, di potenza nominale di 67,421 MWp, su un terreno agricolo di oltre 100 ettari, in località Cavadonna, lungo la Maremonti, alle porte del centro abitato canicattinese, comprendente in parte anche i territori dei Comuni di Siracusa e Noto, e un cavidotto di ben 10 km che di fatto cintura Canicattini Bagni.

“Un’importante risposta delle comunità locali – le parole di Marco Mastriani (Ente fauna) – abbiamo chiesto di rivedere questa posizione per evitare di procedere con un investimento nel territorio che va contro la volontà dei tre comuni. La Regione non può parlare di queste aree per l’istituzione del parco degli Iblei e dall’altra parte autorizzare mega impianti fotovoltaici. Il paesaggio va tutelato ma bisogna fare in modo di avere coerenza politica: questi impianti vanno realizzati in aree industriali dismesse o cave artificiali”

Sorpresi dalla posizione della Regione, che ha dato parere positivo, anche i parlamentari del M5S Stefano Zito e Paolo Ficara: “i territori vanno ascoltati, prima di assumere decisioni calate dall’alto. Proprio per dare un senso alla necessità di ascolto di chi porta ragioni contrarie alla realizzazione in progetto, parteciperemo alla manifestazione”.

Nei giorni scorsi, il M5s ha presentato in Ars un disegno di legge per fermare il “saccheggio” dei terreni agricoli siciliani. “Non possiamo permettere che la Sicilia diventi un immenso campo fotovoltaico a fronte dell’assenza di qualsiasi tipo di regolamentazione – affermano Ficara e Zito riprendendo la posizione dei deputati regionali del M5S Giampiero Trizzino e Luigi Sunseri – Aumentano i progetti pervenuti alla commissione regionale deputata al rilascio delle autorizzazioni (Via-Vas), cosa che comporta un rischio enorme per l’ambiente e per il paesaggio siciliano, oltre che per l’agricoltura. Abbiamo pensato a regole precise per l’installazione di impianti fotovoltaici su terreni agricoli, mettendo, così, fine a una stagione di totale anarchia. Nulla contro il fotovoltaico, anzi. Ma il far west attuale è inaccettabile, specie se si finisce per speculare sulle difficoltà degli agricoltori”.

Il ddl stabilisce che la porzione massima di terreno agrario coltivabile e/o coltivato sulla quale è consentita la realizzazione di impianti fotovoltaici o solari non può essere superiore al 10% della dimensione del lotto e in ogni caso per una superficie totale non superiore ad un ettaro.

Secondo il ricercatore del Cnr Mario Pagliaro, che ha contribuito alla stesura del ddl, “in Sicilia non c’è alcuna ragione di solarizzare i terreni agricoli. Sono già disponibili per questo, censite dalla regione, 511 discariche esauste e 710 fra cave e miniere chiuse. Con i 4 siti di interesse nazionale di Priolo, Milazzo, Gela e Biancavilla, in totale sono pronti ad essere solarizzati quasi 4mila e 200 ettari. Con i pannelli di oggi, che superano i 500 W di potenza, sarebbe possibile quindi triplicare la potenza fotovoltaica attualmente installata in Sicilia senza sottrarre all’agricoltura un solo metro quadro di terreno fertile. Poi, occorre solarizzare l’intero parco edilizio siciliano che con 1 milione e 700mila edifici è secondo solo a quello della Lombardia. In questo modo è possibile coniugare energia pulita e rinnovabile con la tutela del paesaggio e dell’agricoltura, riducendo drasticamente il consumo di petrolio e gas naturale”.


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