Palazzolo Acreide, cerimonia in ricordo di Giuseppe Fava

Trentasette anni fa, la sera del 5 gennaio 1984, a Catania, veniva assassinato nei pressi del Teatro Stabile

Una cerimonia semplice per ricordare l’uccisione del giornalista palazzolese Giuseppe Fava. Trentasette anni fa, la sera del 5 gennaio 1984, a Catania, Fava, direttore del mensile “I Siciliani” da lui stesso fondato, veniva assassinato nei pressi del Teatro Stabile. Fu un delitto firmato dagli uomini di Cosa nostra per i suoi attacchi sulle collusioni che legavano gli imprenditori, i politici e i mafiosi catanesi. Fava era un intellettuale impegnato con coraggio e passione civile nel versante della legalità.

Come scrittore, drammaturgo, saggista, sceneggiatore aveva ottenuto importanti riconoscimenti. Era nato a Palazzolo Acreide (Siracusa), aveva 59 anni quando venne assassinato. Per molti anni in tanti hanno tentato di far passare che fosse rimasto vittima di un delitto passionale. Soltanto molti anni dopo i processi hanno accertato che la matrice dell’omicidio era mafiosa e il fatto che a ucciderlo fu il mafioso Aldo Ercolano che, insieme a Maurizio Avola, gli tese un agguato e lo uccise con cinque colpi di pistola alla nuca per ordine del boss etneo Nitto Santapaola

Stamattina, in piazza Giovanni Nigro, nella casa della sua gioventù a pochi metri dalla basilica di San Paolo, il sindaco di Palazzolo Acreide Salvatore Gallo con il vice Maurizio Aiello, il presidente del consiglio Francesco Tinè, una rappresentanza dell’arma dei Carabinieri e della Polizia Locale hanno deposto una corona in suo ricordo.

Era il 20 dicembre 1983, quando il giornalista palazzolese Giuseppe Fava incontrava gli studenti delle scuole di Palazzolo Acreide, rivolgendosi a loro: “La mafia è la Bestia, il male terribile, contro la quale dovete combattere per tutta la vostra vita, una bestia che può condizionare il destino vostro e dei vostri figli”.

Ucciso dalla mafia a Catania il 5 gennaio del 1984, anni dopo il suo esempio è ancora vivo: “a che serve vivere se non c’è il coraggio di lottare?”


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