Politica La nota

Parco degli Iblei, il Pd: “trasformarlo in un’opportunità per il territorio”

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Veduta degli iblei

Il dibattito sul Parco nazionale degli Iblei non dovrebbe più concentrarsi sulla possibilità di istituirlo, ma sulle modalità attraverso le quali l’area protetta dovrà essere organizzata e gestita. È la posizione espressa da Matilde Di Giovanni, segretaria cittadina del Partito Democratico di Siracusa, e Piergiorgio Gerratana, segretario provinciale del partito.

Il loro intervento arriva dopo la sentenza numero 1681/2026, non ancora passata in giudicato, con la quale il Tar di Catania ha accolto il ricorso presentato dall’Ente Fauna Siciliana ETS, assistito dagli avvocati Corrado V. Giuliano e Salvatore Nanè.

I giudici amministrativi hanno dichiarato illegittimo il silenzio mantenuto sull’istanza di conclusione del procedimento e ordinato all’Assessorato regionale competente di adottare gli atti necessari entro 180 giorni. In caso di ulteriore inerzia è già prevista la nomina di un commissario ad acta. La pronuncia impone quindi di completare il procedimento, senza però definire direttamente perimetrazione, zonizzazione e disciplina delle attività: questioni che rimangono al centro del confronto con i territori. Una distinzione richiamata anche dal ⁠Libero Consorzio Comunale di Siracusa.

“Discutere ancora se il Parco debba essere istituito oppure no rischia di diventare un’operazione priva di effetti concreti – affermano Di Giovanni e Gerratana – perché la sua istituzione è già prevista dalla legge nazionale del 2007 e il Tar ha imposto la conclusione del procedimento. Il punto politico e amministrativo è adesso stabilire come costruirlo, con quali confini, quali regole e quale modello di sviluppo”.

Il futuro Parco dovrebbe interessare un territorio molto esteso tra le province di Siracusa, Ragusa e Catania, comprendendo l’altopiano ibleo, cave e canyon naturali, boschi mediterranei, siti archeologici come Pantalica e vaste aree agricole caratterizzate da oliveti, carrubeti, vigneti e serre.

Una parte consistente del territorio è già interessata da siti della Rete Natura 2000, Zone speciali di conservazione, Zone di protezione speciale e vincoli di carattere paesaggistico, archeologico, culturale e idrogeologico. Proprio la sovrapposizione tra differenti livelli di tutela alimenta i timori di residenti, amministratori e categorie produttive rispetto a un possibile aumento degli adempimenti e dei tempi autorizzativi.

“Queste preoccupazioni non devono essere ignorate o liquidate come una semplice contrarietà alla tutela ambientale – osservano i due esponenti del PD –. Gli abitanti e gli operatori economici chiedono di sapere quali attività saranno consentite, quali interventi richiederanno autorizzazioni e in quanto tempo potranno essere esaminate le pratiche. È necessario rispondere con regole chiare, procedure efficienti e responsabilità definite”.

Il confronto riguarda anche la realizzazione degli impianti fotovoltaici. Da una parte viene sottolineata la necessità di non ostacolare una delle principali forme di produzione energetica da fonti rinnovabili; dall’altra, associazioni ambientaliste e comitati civici chiedono che la transizione energetica non provochi consumo di suolo, alterazione del paesaggio o sottrazione di terreni alle vocazioni agricole.

Per il Partito Democratico, la risposta non può consistere né in un blocco generalizzato né in una liberalizzazione priva di criteri: “La sostenibilità non può essere realizzata a detrimento della natura dei luoghi e dell’agricoltura, perché ciò tradirebbe la stessa finalità del Parco. Allo stesso tempo, la tutela ambientale non deve tradursi in immobilismo. Occorre valutare la compatibilità degli interventi considerando localizzazione, dimensioni, consumo di suolo, impatto paesaggistico e benefici prodotti per le comunità”.

La legge quadro sulle aree protette demanda al piano del Parco la zonizzazione del territorio, con differenti livelli di tutela, gli usi consentiti, le attività vietate e gli interventi soggetti ad autorizzazione. L’istituzione dell’area protetta può inoltre consentire ai territori coinvolti di accedere a finanziamenti, incentivi e misure di sostegno nazionali, regionali ed europee.

Secondo Di Giovanni e Gerratana, per evitare che queste opportunità rimangano soltanto teoriche sarà necessario definire obiettivi verificabili e rendere pubblici i risultati raggiunti. Tra gli indicatori proposti figurano i tempi necessari per il rilascio delle autorizzazioni, il volume degli investimenti privati compatibili con il territorio, l’andamento del valore aggiunto agricolo, la crescita delle presenze turistiche, gli effetti sull’occupazione, il miglioramento della biodiversità e la capacità di attrarre risorse nazionali ed europee: “sono elementi che permetterebbero alle comunità locali di valutare concretamente gli effetti del Parco e di chiedere eventuali correttivi. La partecipazione non può esaurirsi in una consultazione iniziale, ma deve proseguire durante la gestione attraverso dati accessibili, decisioni trasparenti e risultati misurabili”.

Per il PD, il modello da seguire è quello della collaborazione tra l’Ente Parco, i Comuni, i Liberi Consorzi, le imprese agricole, le cooperative, le università, gli operatori turistici e le associazioni ambientaliste. “Le esperienze maturate in altre aree protette dimostrano che la conservazione può generare valore quando la gestione è costruita insieme alle attività produttive e alle comunità. Il Parco degli Iblei dovrà proteggere gli ecosistemi e il paesaggio, ma anche favorire innovazione agricola, uso efficiente dell’acqua, resilienza climatica, turismo sostenibile e nuove occasioni occupazionali. La sfida – concludono Di Giovanni e Gerratana – è superare la contrapposizione tradizionale tra conservazione e produzione. L’ambiente non è uno spazio privo dell’uomo: richiede una presenza responsabile, capace di custodire il capitale naturale e di trasformarlo in un fattore di sviluppo. Il Parco può diventare un’opportunità, ma soltanto se verrà costruito nella legalità, nella trasparenza e attraverso un confronto reale con chi vive e lavora nel territorio”.