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Referendum sulla riforma della giustizia: nasce a Canicattini Bagni il Comitato per il “No”

Tra le adesioni figurano Paolo Amenta, sindaco di Canicattini Bagni, Marilena Miceli, vice sindaca, e Sebastiano Gazzara

Si è costituito a Canicattini Bagni il Comitato cittadino per il NO al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo sulla riforma della giustizia promossa dal Governo. Il comitato nasce con l’obiettivo di informare la cittadinanza e di contrastare una riforma considerata sbagliata e pericolosa per l’equilibrio democratico del Paese e per l’autonomia della magistratura.

Alla costituzione del comitato hanno aderito i Giovani Democratici “Unione degli Iblei”, la CGIL, l’ANPI della provincia di Siracusa, numerosi cittadini e cittadine del territorio e rappresentanti delle istituzioni locali. Tra le adesioni figurano Paolo Amenta, sindaco di Canicattini Bagni, Marilena Miceli, vice sindaca, e Sebastiano Gazzara, assessore, a testimonianza di una mobilitazione ampia e trasversale della comunità cittadina in difesa dei valori costituzionali.

Il referendum del 22 e 23 marzo riguarda una riforma della giustizia approvata dal Parlamento senza la maggioranza dei due terzi, motivo per cui la decisione finale è affidata al voto popolare. Si tratta di un referendum confermativo e non è previsto il quorum: la riforma entrerà in vigore o verrà respinta sulla base della maggioranza dei voti validi espressi.Secondo il Comitato per il NO, il voto referendario rappresenta un passaggio molto delicato per la qualità della democrazia nel Paese. La riforma su cui gli italiani sono chiamati a pronunciarsi interviene infatti su aspetti centrali dell’ordinamento giudiziario: la separazione rigida delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la creazione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti e l’introduzione del sorteggio per una parte dei componenti degli organi di autogoverno della magistratura.

Per il comitato, queste modifiche non solo non risolvono i problemi reali della giustizia italiana, ma rischiano di indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, alterando un equilibrio costituzionale fondamentale tra i poteri dello Stato. Il timore è che questa riforma possa aprire la strada a una giustizia più esposta alle pressioni e agli indirizzi del potere politico.La separazione delle carriere viene presentata come una soluzione ai ritardi della giustizia, ma nei fatti non incide sulle cause strutturali dei problemi dei tribunali italiani. I passaggi tra le due funzioni sono già oggi estremamente limitati e riguardano poche decine di casi l’anno. I veri nodi della giustizia – come la carenza di personale negli uffici giudiziari, la mancanza di investimenti, la necessità di rafforzare gli organici e di stabilizzare i lavoratori precari – restano completamente irrisolti.

La riforma, infatti, non riduce i tempi dei processi, non introduce investimenti strutturali nel sistema giudiziario e non affronta la cronica carenza di personale nei tribunali, elementi che rappresentano le vere emergenze della giustizia italiana.Un ulteriore elemento di forte preoccupazione sollevato dal comitato riguarda il rischio che un pubblico ministero meno autonomo possa risultare più esposto alle priorità politiche del governo, con possibili conseguenze sull’indipendenza delle indagini e sulla libertà dell’azione penale.

Anche la scelta di introdurre il sorteggio per parte dei componenti degli organi di autogoverno della magistratura viene considerata un elemento di forte indebolimento del sistema, poiché rischia di ridurre la qualità, la competenza e l’autorevolezza di organismi che hanno il compito di garantire proprio l’indipendenza della magistratura.Particolari preoccupazioni emergono anche sul fronte dei tempi processuali. Le modifiche previste rischiano di aumentare i casi di prescrizione o improcedibilità, con il pericolo concreto che molti procedimenti possano concludersi senza arrivare a una sentenza definitiva. Una prospettiva che potrebbe incidere anche su processi riguardanti reati gravi, tra cui infortuni sul lavoro e lesioni colpose.

Secondo il Comitato per il NO di Canicattini Bagni, il rischio complessivo è quello di una riforma che non rafforza la giustizia ma la rende più fragile, senza affrontare i veri problemi del sistema e mettendo in discussione principi fondamentali come l’autonomia della magistratura e l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.Per queste ragioni il comitato invita i cittadini e le cittadine, le associazioni e i partiti ad aderire al comitato, che promuoverà la prossima settimana iniziative pubbliche, momenti di confronto e attività di informazione rivolte alla cittadinanza, con l’obiettivo di spiegare i contenuti della riforma e sostenere con forza le ragioni del NO al referendum del 22 e 23 marzo.


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