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Strade vuote e piazze deserte, così si presenta la zona montana: nessun lockdown, tutta colpa di Omicron

Basti pensare solo agli ultimi numeri noti: 76 positivi a Buccheri, 82 a Ferla, 48 a Buscemi, 101 a Sortino, 211 a Canicattini e 192 a Palazzolo. Solo Cassaro, con un positivo appena su 724 abitanti, può sentirsi relativamente tranquilla. Il resto è desolazione

La zona montana si svuota. Nei piccoli paesi, quello che si sta vivendo in questi giorni, è un lockdown di fatto: strade semivuote, negozi chiusi, uffici pubblici dimezzati. La variante omicron che si abbatte sui comuni più piccoli è questa: non c’è il lockdown imposto dal Governo, ma dalle quarantene. Basti pensare solo agli ultimi numeri noti: 76 positivi a Buccheri, 82 a Ferla, 48 a Buscemi, 101 a Sortino, 211 a Canicattini e 192 a Palazzolo. Solo Cassaro, con un positivo appena su 724 abitanti, può sentirsi relativamente tranquilla. Il resto è desolazione.

Alcuni sindaci hanno imposto la dad alla riapertura delle scuole prevista per domani (sia quelli titolati a farlo perché in zona arancione, sia quelli non titolati con atto d’imperio), hanno vietato assembramenti, chiuso strade e piazze, ammesso le difficoltà nell’espletamento dei servizi pubblici. Sembra essere tornati indietro di quasi 2 anni, o alla zona rossa del Natale 2020. E invece si assiste al picco di contagi e a una nuova paura, con il covid che magari sì, ha diminuito la violenza e la gravità, ma sta colpendo quasi ogni famiglia.

Ma d’altronde Anthony Fauci, luminare della Casa Bianca per l’emergenza Covid, ha dipinto uno scenario del prossimo futuro tra l’inquietante e in rassicurante: “prima o poi tutti finiranno per contagiarsi con la variante Omicron, ma si tratterà di conviverci. E il Covid diventerà un virus quasi normale”. Nel frattempo, bisogna tenere duro.

“Dietro queste dinamiche – spiega il vicesindaco di Palazzolo Maurizio Aiello – si nasconde la tenuta sociale di una comunità. Oggi si è molto più stanchi. Noi amministratori stiamo cercando di supportare la popolazione, ma il sistema sanitario è in affanno. Da parte nostra dobbiamo sempre riprogrammare e penso sopratutto ai ragazzi, che non possono vivere da due anni l’adolescenza spensierata, quel fare comunità che contraddistingue la vita di paese”


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